"Sono belle queste montagne quiete e grandi e portano lo spirito in su e fanno pensare che al di sopra delle miserie umane vi sono spazi dove il pensiero può alzarsi e riposare"

G. Carducci

Il Passo Gavia

Breve storia del Passo
passo Gavia la storia del 19esimo secolo
il passo Gavia dal XI secolo
Fino al 1800

Documenti ufficiali testimoniano che già nell'XI secolo i mercanti e i contrabbandieri veneziani provenienti dalla Valcamonica percorrevano il Passo di Gavia per raggiungere, attraverso la Valfurva, la città di Bormio, i Grigioni, l'Austria e la Baviera, paesi nei quali commerciavano i pregiati prodotti orientali e soprattutto il sale marino. La strada, o meglio il sentiero, che collegava la Valcamonica alla Valfurva e alla Valtellina partiva da Pontedilegno e, raggiunta la località di Sant'Apollonia, si inerpicava (con un tragitto diverso dal percorso attuale) tra le pinete e sulla costa fino a raggiungere il Passo di Gavia. Dal Passo il sentiero, snodandosi a lato del Lago Bianco (verso il Corno dei Tre Signori), proseguiva costeggiando il lato destro del Torrente Gavia (emissario del lago) fin quasi a raggiungere il Dosso Tresero (Pian delle marmotte) per poi scendere verso Santa Caterina. Di questa parte del sentiero resta conservata, in alcuni tratti, l'originale pavimentazione veneziana a larghe pietre e il Ponte di Pietra (al pònt da preda); sul medesimo sentiero si incontra anche il Ponte delle Vacche (al pònt da li vaca) che praticamente si trova sul versante frontalmente opposto al Ponte dell'Alpe.

rifugio Gavia, la nascita
La nascita del "rifugio Gavia"
Inaugurato nel 1899

Per diversi secoli i commercianti della Serenissima Repubblica di Venezia utilizzarono il Passo di Gavia per sviluppare il traffico commerciale con le regioni transalpine.Ma i mutamenti politici in Europa e lo sviluppo dei trasporti, specie con l'avvento delle ferrovie e l'apertura dei trafori, determinarono la fine dell'attraversamento del Passo a scopi commerciali e la "strada del sale" rimase un sentiero al servizio del traffico locale e di impiego turistico per gli escursionisti amanti della montagna per i quali, a circa due chilometri dal Passo sul versante di Santa Caterina, venne costruito dal C.A.I di Brescia (alla destra del Torrente Gavia e quindi in prossimità del vecchio sentiero) il "Rifugio Gavia ", inaugurato il 14 Agosto 1899. 

passo Gavia, la grande guerra
1915: scoppia la grande guerra! 
Fino al 1918

Il grande arco montano di tutta la Valfurva, fino al Passo di Gavia e poi giù verso l'Adamello, diventa una trincea a difesa della Lombardia. Da Sant'Apollonia a Santa Caterina, su un percorso diverso da quello del sentiero esistente, viene rapidamente costruita dall'Esercito Italiano una "carrettabile di una certa pretesa come tracciato, ma di grande disinvoltura come pendenza e senza molte opere definitive ". Nei dintorni del Passo di Gavia vengono costruite diverse postazioni di avvistamento e difesa; dal Passo, inoltre, si dipartono numerose strade mulattiere, in pietra a secco, verso le Antecime, il Monte Gaviola e il Corno dei Tre Signori; a valle del Passo, verso Santa Caterina, le mulattiere portano allo sbarramento ("Trincerone') che fronteggia il ghiacciaio del Dosegù e la Punta San Matteo.All'inizio del 1918 gli eventi bellici obbligano il Comando della V Divisione ad allargare e sistemare la strada da Santa Caterina al Ponte dell'Alpe, luogo in cui vengono piazzati due grossi pezzi di artiglieria che da qui bombardano il nemico austriaco. Da luogo di commercio e poi di turismo alpino la zona del Passo, di colpo, diventa zona bellica che vede cruenti scontri specie sul vicino ghiacciaio del Dosegù sul quale viene combattuta "la più alta battaglia di tutta la guerra".

Il l8 Agosto 1918 i soldati italiani conquistano la vetta del San Matteo, a 3678 metri.Il 3 Settembre 1918, dopo una violenta e sanguinosa battaglia che registra un'impressionante quantità di caduti tra i nostri soldati, gli austriaci riconquistano la cima perduta; è in questa battaglia che il Capitano Arnaldo Berni e gli eroici soldati della sua compagnia vengono inghiottiti dai ghiacci del Dosegù tomba naturale nella quale riposano ancora oggi.Per ricordare i Caduti del San Matteo nel 1919 viene inaugurato in prossimità del Rifugio Gavia, un monumento a forma di piramide con un'aquila in bronzo sovrastante; monumento che successivamente viene trasportato sul luogo attuale e nuovamente inaugurato il 28 Agosto 1927.

passo Gavia, ritorno alla pace
Albergo Alpino Passo di Gavia
1918-1945

Ritornata la pace gli amanti della montagna tornano a scalare le belle cime della zona; il turismo riprende, si sviluppa e al Passo di Gavia salgono anche le moto e le automobili!Benché non collocato sulle grandi vie di comunicazione, come ad esempio lo Stelvio e il Tonale, e anche se la salita in automobile (specialmente da Ponte di legno) è "riservata a pochi impavidi" e il periodo di transitabilità è limitato a circa quattro mesi all'anno, verso la fine degli anni '20 proprio al Passo viene costruito "1'Albergo Alpino Passo di Gavia” di non grandi dimensioni, ma con uno standard di comfort superiori a quelle offerte dal Rifugio Gavia il quale, oltre ai segni lasciati dal suo lungo impiego fatto dai militari per tutto il periodo bellico, conserva le caratteristiche di un rifugio alpino molto modesto, condizione che induce il C.A.I di Brescia a costruire, a ridosso della nuova strada che porta a Santa Caterina e frontalmente rivolto verso San Matteo - Sforzellina, un nuovo e moderno rifugio che viene solennemente inaugurato il 13 Agosto 1933 e intitolato alla memoria del Capitano Arnaldo Berni.
Purtroppo dopo pochi anni di turismo e sano alpinismo, a partire dal 1939 e fino al 1945 l'Europa è nuovamente sconvolta da una seconda e ancora più sanguinosa guerra; il turismo è soffocato dagli eventi bellici e il Passo di Gavia viene dimenticato!

1945: è finita la lunga guerra e a Milano, in un quartiere popolare e densamente popolato, un "prete di Oratorio" sogna di avere una casa in alta montagna nella quale i suoi giovani possano trascorrere serene vacanze combinate a preziose esperienze di vita.Don Eugenio Bussa (il "prete di Oratorio" in questione) per circa dieci anni, fino al 1942, aveva diretto, per conto della F.O.M. la Casa PIO XI a Trona, in Valsassina, e in quegli anni numerosi giovani dell'O.P.S.A. avevano potuto soggiornare in un ambiente che, oltre all'Impegno e all'allenamento fisico, assicurava una buona educazione spirituale unita alla formazione del carattere. Purtroppo, a seguito della guerra partigiana, i nazifascisti avevano incendiato la casa di Trona della quale, a guerra finita, non restavano che poche rovine. L'esperienza di Trona era stata molto importante e doveva essere continuata! Per questo Don Eugenio sognava!

E finalmente succede il... '48!

Storia della casa di montagna del Gavia

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