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Breve storia del Passo e della Casa
Documenti ufficiali testimoniano che già nell'XI secolo i mercanti e i contrabbandieri veneziani provenienti dalla Valcamonica percorrevano il Passo di Gavia per raggiungere, attraverso la Valfurva, la città di Bormio, i Grigioni, l'Austria e la Baviera, paesi nei quali commerciavano i pregiati prodotti orientali e soprattutto il sale marino. La strada, o meglio il sentiero, che collegava la Valcamonica alla Valfurva e alla Valtellina partiva da Pontedilegno e, raggiunta la località di Sant'Apollonia, si inerpicava (con un tragitto diverso dal percorso attuale) tra le pinete e sulla costa fino a raggiungere il Passo di Gavia. Dal Passo il sentiero, snodandosi a lato del Lago Bianco (verso il Corno dei Tre Signori), proseguiva costeggiando il lato destro del Torrente Gavia (emissario del lago) fin quasi a raggiungere il Dosso Tresero (Pian delle marmotte) per poi scendere verso Santa Caterina. Di questa parte del sentiero resta conservata, in alcuni tratti, l'originale pavimentazione veneziana a larghe pietre e il Ponte di Pietra (al pònt da preda); sul medesimo sentiero si incontra anche il Ponte delle Vacche (al pònt da li vaca) che praticamente si trova sul versante frontalmente opposto al Ponte dell'Alpe.

Per diversi secoli i commercianti della Serenissima Repubblica di Venezia utilizzarono il Passo di Gavia per sviluppare il traffico commerciale con le regioni transalpine.Ma i mutamenti politici in Europa e lo sviluppo dei trasporti, specie con l'avvento delle ferrovie e l'apertura dei trafori, determinarono la fine dell'attraversamento del Passo a scopi commerciali e la "strada del sale" rimase un sentiero al servizio del traffico locale e di impiego turistico per gli escursionisti amanti della montagna per i quali, a circa due chilometri dal Passo sul versante di Santa Caterina, venne costruito dal C.A.I di Brescia (alla destra del Torrente Gavia e quindi in prossimità del vecchio sentiero) il "Rifugio Gavia ", inaugurato il 14 Agosto 1899.

***

1915: scoppia la grande guerra!
Il grande arco montano di tutta la
Valfurva, fino al Passo di Gavia e poi giù verso l'Adamello, diventa una trincea a difesa
della Lombardia. Da Sant'Apollonia a Santa Caterina, su un percorso diverso da quello del
sentiero esistente, viene rapidamente costruita dall'Esercito Italiano una "carrettabile
di una certa pretesa come tracciato, ma di grande disinvoltura come pendenza e senza molte
opere definitive ". Nei dintorni del Passo di Gavia vengono costruite diverse
postazioni di avvistamento e difesa; dal Passo, inoltre, si dipartono numerose strade
mulattiere, in pietra a secco, verso le Antecime, il Monte Gaviola e il Corno dei
Tre Signori; a valle del Passo, verso Santa Caterina, le mulattiere portano allo
sbarramento ("Trincerone') che fronteggia il ghiacciaio del Dosegù e la Punta
San Matteo.All'inizio del 1918 gli eventi bellici obbligano il Comando della V Divisione
ad allargare e sistemare la strada da Santa Caterina al Ponte dell'Alpe, luogo in cui
vengono piazzati due grossi pezzi di artiglieria che da qui bombardano il nemico
austriaco. Da luogo di commercio e poi di turismo alpino la zona del Passo, di colpo,
diventa zona bellica che vede cruenti scontri specie sul vicino ghiacciaio del Dosegù sul
quale viene combattuta "la più alta battaglia di tutta la guerra".
Il l8 Agosto 1918 i soldati italiani conquistano la vetta del San Matteo, a 3678 metri.Il 3 Settembre 1918, dopo una violenta e sanguinosa battaglia che registra un'impressionante quantità di caduti tra i nostri soldati, gli austriaci riconquistano la cima perduta; è in questa battaglia che il Capitano Arnaldo Berni e gli eroici soldati della sua compagnia vengono inghiottiti dai ghiacci del Dosegù tomba naturale nella quale riposano ancora oggi.Per ricordare i Caduti del San Matteo nel 1919 viene inaugurato in prossimità del Rifugio Gavia, un monumento a forma di piramide con un'aquila in bronzo sovrastante; monumento che successivamente viene trasportato sul luogo attuale e nuovamente inaugurato il 28 Agosto 1927.

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Ritornata la pace gli amanti della
montagna tornano a scalare le belle cime della zona; il turismo riprende, si sviluppa e al
Passo di Gavia salgono anche le moto e le automobili!Benché non collocato sulle
grandi vie di comunicazione, come ad esempio lo Stelvio e il Tonale, e anche se la salita
in automobile (specialmente da Ponte di legno) è "riservata a pochi
impavidi" e il periodo di transitabilità è limitato a circa quattro mesi
all'anno, verso la fine degli anni '20 proprio al Passo viene costruito "1'Albergo
Alpino Passo di Gavia di non grandi
dimensioni, ma con uno standard di comfort superiori a quelle offerte dal Rifugio Gavia il
quale, oltre ai segni lasciati dal suo lungo impiego fatto dai militari per tutto il
periodo bellico, conserva le caratteristiche di un rifugio alpino molto modesto,
condizione che induce il C.A.I di Brescia a costruire, a ridosso della nuova strada che
porta a Santa Caterina e frontalmente rivolto verso San Matteo - Sforzellina, un nuovo e
moderno rifugio che viene solennemente inaugurato il13 Agosto 1933 e intitolato alla
memoria del Capitano Arnaldo Berni.Purtroppo dopo pochi anni di turismo e sano alpinismo,
a partire dal 1939 e fino al

***
1945: è finita la lunga guerra e a
Milano, in un quartiere popolare e densamente popolato, un "prete di
Oratorio" sogna di avere una casa in alta montagna nella quale i suoi giovani
possano trascorrere serene vacanze combinate a preziose esperienze di vita.Don Eugenio
Bussa (il "prete di Oratorio" in questione) per circa dieci anni, fino al
1942, aveva diretto, per conto della F.O.M.
E finalmente succede il... '48!
Si presenta un'occasione unica e, nel mese
di Febbraio, si stabiliscono i primi contatti; all'inizio di Maggio i proprietari si
decidono alla vendita.Con il versamento di una piccola caparra viene acquistata una
costruzione da ristrutturare: "L'ALBERGO ALPINO PASSO DI GAVIA" a

Un generoso benefattore, al quale sarà
poi intitolata la Casa, acquista per conto del Patronato Sant'Antonio l'immobile.Dopo
rapidissimi progetti di ristrutturazione (ideati e supervisionati da Don Eugenio) nel
Giugno 1948, con l'apertura del Passo, partono i lavori.Il 26 Settembre un folto gruppo di
giovani ed alcuni Cooperatori salgono al Gavia per vedere

Chi sale al Gavia trova lo stesso spirito
Patronato. La disciplina, pur avendo regole inviolabili non è da caserma: educa alla
convivenza senza fare violenza alla personalità ragazzo o del giovane. La sincerità, la
lealtà, il senso di solidarietà, rispetto reciproco e la vera amicizia, uniti al
rigoroso rispetto per l'ambiente, sono i valori che, trasmessi negli anni della formazione
del carattere, restano impressi nell'animo per sempre!I momenti di spiritualità che si
vivono al Gavia sono di un'intensità stupenda: la preghiera, un canto su qualche vetta o,
alla sera, al Crocifisso del Lago Bianco, la S.Messa celebrata nella Cappella della Casa o
all'aperto in prossimità del lago, lasciano
nel cuore sentimenti che il tempo non riesce a cancellare. Al Passo c'è solamente

Il Rifugio Berni è a due chilometri, Santa Caterina a dodici e mezzo verso la Valfurva e la Valtellina, Ponte di legno a sedici e mezzo verso la Valcamonica. Il passaggio limitato di veicoli e di turisti permette ai ragazzi di vivere da "padroni" in un ambiente stupendo. Passeggiate, gite, escursioni scalate: quasi ogni giorno una nuova meta!Le escursioni più difficili e le scalate vengono sempre effettuate con una guida del C.A.I, prima fra tutte il mitico Dante Vitalini, per oltre trent'anni guida dei nostri giovani..

I più giovani prendono confidenza con la
montagna, mentre chi ha alle spalle due - tre anni di Gavia affronta, in cordata su rocce
e ghiacciai, scalate impegnative: salvo poche eccezioni, le cime della zona (

La
Casa al Gavia il giorno dell'inaugurazione
Il 14 Settembre 1958, alla presenza delle
autorità civili e religiose, la Casa completamente finita viene ufficialmente inaugurata
e intitolata a Michelangelo Virgillito, il benefattore che nel

Il 3 Settembre 1973 sale alla Casa del Gavia il primo gruppo di ragazze per vedere di persona la nuova realtà della quale tanto si parla nel nostro Oratorio a Milano. Si fermano per pochi giorni: dal 19741a Casa sarà aperta anche per loro. Il 29 Gennaio 1977 muore Don Eugenio.
Non potrà vedere il compimento della sua
opera, sia per quanto riguarda il completamento della Casa sia, soprattutto, per la
realizzazione dell'Oratorio femminile a Milano, del quale proprio al Gavia aveva messo il
seme. Perché gli ospiti futuri ricordino l'ideatore e l'instancabile realizzatore della
Casa, al Patronato Sant'Antonio viene deciso di reintitolarla al nome di Don Eugenio Bussa. Il 10 Settembre 1978 nella
ricorrenza del XXX della Casa, con una commovente cerimonia che vede presenti circa
trecento cinquanta persone la nuova costruzione viene benedetta ( Monsignor Valentini, che
celebra
Le opere di finitura interne della nuova costruzione, avviata nel 1974, non sono ancora sta completate. Nel corso degli anni infatti sono state affrontate onerose spese di adeguamenti alle normative di legge: rifacimento completo dell'impianto elettrico, installazione di rivelatori di fumo in tutta la Casa, porte tagliafuoco, sistemazione del locale caldaia installazione di valvole di sicurezza sulle condotte del gas liquido per la cucina.
Negli ultimi tre anni sono stati eseguiti lavori di sistemazione delle perlinature, sono sta sostituiti l'arredamento della cucina e la caldaia; il locale "cucina vecchia" è stato rinnovato (con l'installazione di un caminetto) e sarà utilizzato come sala - soggiorno; infine a tutte le finestre sono stati applicati dei telai con portelle in acciaio apribili come persiane che evitano la manutenzione e il montaggio e smontaggio dei vecchi "antoni ".
Nel corrente anno 1998 sarà eseguita la tinteggiatura esterna di tutta la Casa e del tetto; in base alle nuove norme di legge sarà realizzata anche l'uscita di sicurezza dalla Cappella verso retro della Casa. Nel prossimo anno saranno invece costruite le uscite di sicurezza al secondo piano e in "Vaticano" con relativa scala esterna sul retro della Casa. Per quanto riguarda le condizioni dell'ambiente circostante va purtroppo registrato un notevole aumento di transito e sosta di veicoli al Passo (addio quiete!) conseguenti all'allargamento della strada Pontedilegno - Santa Caterina e alla costruzione della galleria che evita "le rocce": opere che rese necessarie dagli eventi tragici della Val Pola hanno reso meno difficoltoso il transito al Passo. Dal 1995, nel periodo dal 15 al 30 Agosto la Casa viene aperta, in autogestione, agli Ex Allievi e alle loro famiglie.
Qui si chiude la (non) breve storia della Casa del Gavia che quest'anno compie cinquant'anni di attività.

... culla di grandi gioie,
palestra di grandi imprese,
scuola di grandi esperienze .
conservarla
tale?
Dal mio diario:
Fui l'ultimo a parlare con Don Eugenio.
Entrai nell'Oratorio, come era abitudine di molti, già tardi. Solo la luce del vecchio buffet era accesa, ma non sentivo il solito parlottare con l'inconfondibile timbro della voce del Signor Vismara. Entrai. Don Eugenio era solo. Il famoso "ritrovo serale", esempio di televisione interattiva e multimediale dal vivo, languiva, soppiantato dalla nuove abitudini dei giovani e della gente...
...Il ritrovo serale. Occasione di amicizie durature e fucina di idee per organizzare e preparare le tante attività: il calcio, la pallacanestro, il ping-pong, l'associazione missionaria, le prove" del teatro, il gruppo accoliti, i convegni maggiori e minori con le loro ulteriori attività. Ogni sera lui era sempre presente e i suoi progetti e le sue passioni diventavano le nostre perché sapeva riproporle con gusto didascalico: fotografia, musica, il gioco delle carte, i viaggi, il gioco degli scacchi e della dama, il ping-pong, il biliardo, la regia teatrale, l'organizzazione delle gite, il disegno, i cartelloni, gli scritti, i componimenti musicali, il coro dei bambini, il coro degli adulti, la dottrina dei giovani. E ancora Marina, Branzi, Gavia, l'Oratorio feriale, le riunioni per attività e infine la riunione cooperatori.
Momento determinante perché la scelta e la formazione dei collaboratori era il momento meno noto ma più delicato e importante di tutta la vita organizzativa dell'Oratorio. Apprezzava chi sapeva mettersi a disposizione con umiltà, chi sapeva conquistarsi l'autorevolezza senza imporre autoritarismi. A volte era difficile collaborare perché pretendeva molto in termini di quantità e qualità di impegno, ma molti lo seguivano perché a se stesso chiedeva di più: la sua dedizione totale all'Oratorio era diventata ormai consumazione. Al termine del ritrovo, a sera inoltrata, uscivamo dal portoncino socchiuso e nel rione ancora gente. La gente di via Borsieri. I cortili, dentro i cortili e i portoni aperti alla sera, tanta gente. Ai "poveri" delle case di ringhiera della via Borsieri si accompagnavano i "ricchi" di piazzale Segrino. Distinzione puramente toponomastica, priva di ogni forma di conflitto sociale perché nell'Oratorio eravamo tutti uguali. Uguali perché ognuno si sentiva importante, conosciuto da Don Eugenio e dai suoi cooperatori, chiamato per nome e cognome, seguito, osservato, controllato: entrando c'era sempre un grande che ti riconosceva e ti salutava...
Mi salutò, mi indicò la sedia sempre in bilico fra le assi di quel pavimento sconnesso e iniziò a parlare...
...A Don Eugenio piaceva parlare, e quando
parlava si infervorava sempre, anche quando si ripeteva perché ripeteva si le parole, ma
la carica emotiva che ci metteva era sempre nuova e coinvolgeva sempre. I fatti, anche
vecchi di anni, sembravano accaduti ieri. Amava parlare in modo figurato citando con
precisione persone e date. Le parole descrivevano i personaggi che rivivevano e
comunicavano dal vivo i loro messaggi. Grande qualità oratoria che usava anche nelle
lunghe prediche. Per questo affascinava e coinvolgeva e la Chiesa si riempiva sempre di
giovani grandi e piccoli e di tanta gente. Ormai erano diverse generazioni perché i
genitori, diventati ex allievi, portavano i loro figli ad ascoltare le stesse storie. La
Messa delle ore 10: le panche centrali riservate ai giovani e tutto intorno nelle navate
laterali, come in un abbraccio affettuoso, i genitori, i nonni,
Il volto più pallido del solito, ma nulla faceva presagire l'imminente tragedia, se non, ma di questo me ne sono accorto dopo, un desiderio, un'ansia di ribadire i punti fondamentali, le finalità primarie dell'Oratorio.
...Oratorio strumento educativo di massa. Una massa non anonima perché somma di tante persone a ciascuna delle quali dava una tesserino che doveva essere il segno visibile di una scelta da cui pretendeva coerenza. Guai vergognarsene, non lo sopportava...
La sua grande riservatezza non aveva permesso a nessuno, salvo forse ai suoi famigliari, di conoscere il suo stato di salute. Sapevamo solo che due anni prima non era stato bene e che i medici gli avevano) sconsigliato di salire al Gavia. Infatti da due anni aveva ridotto la presenza a pochi giorni e di questo se ne rammaricava molto. E così cominciammo a parlare ancora una volta del Gavia. Il suo parlare era diventato un fiume in piena. Era gennaio, ma voleva che già pensassi alla prossima stagione, al personale, ai lavori da fare, alle iniziative nuove e vecchie da proporre. Bisognava fare un piano di rilancio. Bisognava dare vigore ai quei principi ispiratori per i quali la Casa del Gavia era nata. Cominciò, a suo modo, ad elencarle e parlava come se non ci fossi solo io, ma tutti i giovani, ragazzi e ragazze, del suo Oratorio. Non osavo interromperlo anche se ormai la mezzanotte era passata.
...Che cos'è il Gavia? Don Eugenio aveva vissuto un'esperienza precedente a Trona, in una casa della Federazione Oratori e da li capi la possibilità di compiere tanto bene per i giovani. Come per altre cose, iniziò a progettare. Progettare è più che realizzare un insieme di idee seppur buone. C'è la stessa differenza che esiste fra un mucchio di mattoni e una casa. Entrambi sono fatti di mattoni, ma per costruire una casa è necessario avere in testa chiaramente finalità, metodi e contenuti.
Ø Finalità: il momento forte, austero, efficace nel lungo cammino di formazione e di preparazione ad una vita cristiana.
Ø Metodi: la presenza fondamentale del Sacerdote che si propone come guida spirituale quotidiana, occasione di un più profondo incontro con Dio attraverso una maggiore frequenza ai Sacramenti della Confessione e dell'Eucaristia. La Confessione e la conseguente guida spirituale sono i due momenti cardinali dell'azione educativa e formativa di Don Eugenio. Su di essi si costrui e crebbe in tutti noi l'esperienza Oratorio Patronato S.Antonio.
Ø Contenuti: i valori fondamentali del messaggio universale del Vangelo, proposti con semplicità, naturalezza nella loro essenzialità.
Tutto il progetto Gavia doveva ruotare intorno a questi punti fermi. Solo così riteneva giustificati gli sforzi, anche finanziari, e i sacrifici che stava per chiedere a se stesso e ai suoi cooperatori. Solo così si giustificava l'enorme responsabilità che stava per assumere di fronte ai genitori. Il Gavia dunque nasce da un'equazione logica: un giovane, tolto, anche se per pochi giorni, dai tanti condizionamenti negativi della vita cittadina, cresce naturalmente cristiano perché più facilmente mantiene il suo stato di grazia e di rapporto amichevole con Dio. Questa non era un'idea fissa di Don Eugenio, era una convinzione. Tutto il resto avvenne come logica conseguenza. La ricerca del luogo il più possibilmente isolato, a contatto con una natura intatta, perché ancora impervia, incontaminata. Lo trovò e iniziò a realizzare la cosa più bella della sua vita. Progettò la ristrutturazione, diresse i lavori, costrui l'acquedotto, curò l'arredo interno. Non aveva soldi, ma tanto entusiasmo contagioso come l'influenza per cui anche le cose semplici diventavano eccezionali, perché uniche. "Uniche" perché solo noi le facevamo. Dovevamo fare tutto da noi per cui i lavori non finivano mai, ma tutti potevano dire che c'era del loro anche se a Don Eugenio non andava mai bene niente, neanche l'orario normale. Inventò l' OraGavia. Quando si entrava per la prima volta in Casa all'inizio di ogni stagione, sistemate le valige nelle camere, ci radunava in refettorio e, con gesto solenne, toglieva l'orologio dal taschino, lo guardava lisciandolo col pollice per verificarne il funzionamento regolare e poi lo metteva due ore avanti. Tutta la vita della Casa, compresa la sveglia, doveva essere regolata su questa ora legale. C'era un perché. Dovevamo sfruttare al massimo la luce naturale per non consumare troppo le batterie che servivano come luce di emergenza per la notte. C'era sempre un perché. Tutto doveva essere previsto, a tutto si doveva provvedere, nulla lasciato al caso. Teneva molto all'orario comunitario: vivere la quotidianità come insieme di buone abitudini. Gli, piaceva che i giovani si svegliassero presto e via. Una gita, un'ascensione, sempre attivi. Ad ognuno un piccolo incarico, un servizio a favore degli altri. Non gli piacevano quelli che se ne stavano a fare niente con le mani in tasca e la testa vuota. Le cose sciocche vengono in mente quando non si sa cosa fare...
Intanto era passata l'una, fuori iniziava a piovere a dirotto. Stavo per alzarmi e salutarlo, ma mi fermò con lo sguardo, si fece pensieroso, assunse un tono pacato, ma fermo. Con gli occhi fissi nei miei, mi ricordò quanto fosse importante la scelta delle persone che collaboravano, il loro modo di fare, le loro mansioni e soprattutto le mie. Un direttore è bravo quando non si nota: sa valorizzare gli altri. Ora era lui a ricordare..Alla sera, quando era sicuro che tutti dormivano, sedeva nel tinello, accanto alla vecchia cucina. Apriva il giornale e iniziava a leggere commentando ad alta voce i fatti del giorno. Intanto preparavo la scacchiera ben sapendo che quella partita non sarebbe mai finita. Non finivamo mai per due motivi. Primo non voleva mai perdere. Secondo, tra una mossa di cavallo e un arrocco, apriva sempre una discussione. Si parlava di tutto. Eravamo passati indenni attraverso gli anni della contestazione sessantottina che aveva travolto molte altre istituzioni simili alla nostra. L'Oratorio e il Gavia avevano resistito, anzi avevamo raggiunto il massimo di presenze, anche se Don Eugenio non faceva mai un bilancio puramente numerico. Il Gavia non è un albergo. Gli interessava di più il bilancio delle anime e aveva il senso della misura nelle proprie capacità. Gli avevo portato alcuni scritti di Marcuse, i proclami del maggio francese e dell'autunno tedesco, gli articoli di Capanna... La sua preoccupazione diventava rabbia. Era impressionato dalla mancanza di valori, dall'aridità delle tesi, di come si strumentalizzassero i giovani e i giovani non lo capivano...La rabbia poi diventava profonda preoccupazione perché intravedeva, in quel vuoto delle coscienze pericoli ben maggiori. Purtroppo aveva previsto giusto. Gli anni successivi furono i più gravi. La contestazione arrivò anche sui muri dell'Oratorio proprio nella domenica in cui festeggiavamo S. Antonio, nostro Patrono, e Don Eugenio rispose con un cartello in cui si ricordava che anche Antonio a Padova ebbe a che fare con il prepotente Ezzelino, fascista dell'epoca sua. La contestazione si fermò sul muro esterno, all'interno tutto continuò come prima...Quando la notte era tranquilla, indossata la giacca a vento, uscivamo a guardare le stelle. La stella polare, dritta davanti alla Casa. Vega e la Croce del Cigno a perpendicolo sopra di noi e poi tante, tante altre. A Don Eugenio piaceva che gli parlassi del cielo, della sua apparente tranquillità, delle sue terribili leggi sempre in bilico tra creazione e distruzione. Ascoltava, ascoltava in silenzio...
Ora il volto tornava sereno, parlava dei primi anni del Gavia e dei tanti giovani che ormai erano passati ed ora bisognava pensare anche alle ragazze. Occorrevano nuove idee. La povertà di idee genera nei giovani una pericolosa sudditanza psicologica che porta a confondere la fantasia con la realtà, il possibile con il reale, l'essenziale con il superfluo. Temeva l'ambiguità. Soleva dire che se un giovane sceglieva il compromesso era meglio per lui lasciare l'Oratorio. Amava invece la sincerità e pretendeva la schiettezza nel rapporto personale. La sincerità perché rifugge da qualsiasi inganno o falsità nel comportamento, la schiettezza perché il parlare doveva corrispondere all'effettivo modo di sentire e di pensare. La pretendeva perché un educatore non può lavorare se manca questo presupposto. Per questo spesso proponeva il Gavia come premio.
...Don Eugenio mi portò al Gavia la prima
volta nel lontano agosto 1956. Salii con
Erano le due. Il viso era stanco. Mi accompagnò lentamente verso il portoncino di via Borsieri. Passammo attraverso la vecchia portineria. Uscimmo sulla piazzetta. Pioveva a dirotto.
"Chissà al Gavia quanta neve" le ultime parole.
Le sue braccia strinsero per un attimo le mie. L'ultimo abbraccio.
"A domani" risposi. Poi di corsa attraversai la piazza e, rasente i muri, mi avviai a casa.
si spegne l'azzurro del Gavia
insieme ai ricordi puliti di neve
così scrissi, di getto, dopo quel triste ultimo sabato di gennaio di ventun' anni fa.
I ricordi, tristi o lieti che siano, sono come il vento del Gavia. A volte, quando è brezza è piacevole farsi accarezzare. Quando è bufera, ci piega e ci toglie il respiro. Quando poi cade e tutto torna tranquillo sembra che nulla sia cambiato, ma a furia di soffiare, col trascorrere del tempo; sappiamo che il vento modella anche le montagne. In ogni caso è impossibile fame a meno.
(Da "Salviamo la Gioventù")
Settembre 1948 UNA CASA DI ALTA MONTAGNA PER I NOSTRI GIOVANI
Il Signore però sapeva che i Superiori
desideravano questa casa per fare del bene, per dare a propri giovani una "palestra"
dove si allenassero nelle forze fisiche ed in quelle spirituali per formare carattere
e muscoli. Tutto per la salvezza di tanta gioventù e null'altro. Il Signore aveva
raccolto tante preghiere di piccoli e di grandi che chiedevano per il Patronati questo
grande dono. Ed il Signore pensò ad esaudire desideri e preghiere! Nel febbraio scorso,
proprio durante una passeggiata sciistica si presentò un'occasione: i Superiori fecero
una visita, avanzarono una sola parola e poi lasciarono che le cose maturassero con
l'aiuto del Signore. Nel maggio improvvisamente, quando meno i Superiori se l'aspettavano
tutto fu pronto: una magnifica casa a
Ma non potevamo lasciar scappare l'occasione; e così abbiamo comperato la casa ... senza i soldi. Cioè abbiamo versato una piccola caparra e poi abbiamo firmato il contratto. Al resto si sarebbe provveduto. Non nascondiamo ai Benefattori che in quel periodo ci assalì una crisi: ci parve di aver osato troppo, ci parve una tentazione di Dio preparare i lavori dello ricostruzione del Pensionato distrutto, e poi senza mezzi firmare l'acquisto di una casa d montagna. Perciò, come già in altre ripetute circostanze non ci è rimasto che scusarci con la Provvidenza e pregarla di toglierci dagli impicci. Abbiamo perciò radunato un gruppetto d bravi figliuoli e abbiamo dato loro una consegna: strappare dalla Provvidenza un miracolo.
Ed i bravi fanciulli si sono messi
all'opera. Passò il mese di maggio e vennero le Feste di S.Antonio. La Vergine ed il
nostro Santo Patrono furono invocati dalle preghiere innocenti dei piccoli ed il miracolo
venne. Passate le feste di S. Antonio il Signore pose lo sguardo suo sopra di un
Benefattore. Gli ispirò non sappiamo quali sentimenti di bontà e di generosità, e ce lo
mandò in soccorso. Il generoso benefattore si prese l'impegno di acquistare per il
Patronato S. Antonio la casa di montagna (la somma non è troppo lontana dal milione!) E
così ci salvò dal tremendo impiccio in cui ci eravamo cacciati. Non senza commozione
ricordiamo ai Benefattori con quanta semplicità chiuse la sua preghiera un piccolo
fanciullo, che in chiesa aspettava in preghiera l'esito dell'incontro del Superiore col
buon Benefattore. All'aprirsi della porta della chiesa alzò il suo volto, fissò i suoi
occhi in quelli del Superiore e con una semplicità commovente chiese "fatto?".
Così la Provvidenza aveva attuato i suoi disegni.

26 Settembre 1948 Un gruppo di giovani fa la sua prima visita alla nuova Casa di alta montagna al Passo di Gavia. Giornata stupenda! I giovani sono rimasti letteralmente sorpresi dalla imponente costruzione e dei magnifici panorami; tutti attendono la vacanza futura.

Dicembre 1948 Per la casa di alta montagna sono allo studio i lavori di attrezzatura e contiamo per la prossima stagione di essere pronti per la metà di Luglio. I giovanissimi sono impazienti. Assicurato l'arredamento ed i servizi indispensabili verrà dato inizio ad una attività che avrà, ci auguriamo, un grande avvenire e farà un gran bene. La Casa è solida e, una volta dotata per tutte le necessità di una comunità, diverrà un paradiso. Tutto parla dell'immensità e della bellezza di Dio. Per questo pensiamo che di lassù la nostra gioventù tornerà più buona.
6 Agosto 1949 Inizio delle attività della nuova Casa alpina per i nostri giovani al Passo di Gavia. Ci auguriamo che le cronache dei prossimi anni possano documentare costantemente fervore ed entusiasmo.
Innanzitutto una precisazione: venne iniziata la nuova attività, prima ancora che la Casa fosse ultimata in tutti i suoi servizi. La mole enorme del lavoro, che all'inizio della stagione c'era ancora da compiere, avrebbe preteso che, appena terminate le feste di S. Antonio, si fossero iniziati i lavori. Invece ... non si potè guadagnare tempo che lassù è prezioso (il lavoro è possibile solo nei mesi di luglio, agosto e settembre). L'arresto o meglio il rallentamento dei lavori al Patronato, come abbiamo precisato nel bollettino scorso, era dovuto alla mancanza di mezzi finanziari adeguati. Di conseguenza non si poteva iniziare con lena i lavori al Passo di Gavia se la stessa mancanza di mezzi (anzi molto di più) affliggeva anche la casa alpina. Perciò abbiamo aspettato fino all'ultimo per avere con l'attività della colonia montana danaro liquido necessario. Così i nostri giovani passarono la vacanza assieme ai murato perfino facendo qualche volta il muratore. A detta dei competenti tutto il lavoro ampliamento e di rifinitura poteva essere fatto in una stagione. Di questo eravamo convinti pure noi; il guaio fu che le somme necessarie non ci vennero anticipate ma si sono dovute racimolare, è la parola esatta, con infiniti stenti e pertanto si è distribuito il lavoro in stagioni estive.
I nostri giovani, che quest'anno hanno passato lassù qualche settimana, se tornassero ora non riconoscerebbero più la loro casa alpina fattasi in queste ultime settimane più bella e più completa. A poco a poco ogni cosa va la suo posto. Quante difficoltà, quanti imprevisti! Tutti però hanno avuto la possibilità di comprendere quale magnifica attività potrà svolgere la Casa alpina quanto tutto sarà terminato e tutto sarà in ordine. Abbiamo raccolto, specie da diverse Autorità ed enti, le più cordiali felicitazioni ed i più entusiastici auguri.
Terminata la Cappella al riposo fisico si unirà una vera vacanza spirituale, che in montagna lascia tracce profonde difficilmente cancellabili.
Muscoli e spirito avranno lassù modo di temprarsi. Più forti e più buoni dovranno torna nostri giovani. Per questo scopo, contro tutte le difficoltà, anche le più gravi, i Superiori hanno profuso senza risparmio fatiche, energie e danaro. Il Signore benedica tali propositi ed un lieto avvenire sia riservato alla nuova Casa alpina, divenuta centro di tante energie e speriamo, di generose imprese.
Dicembre
1949 La Direzione annuncia che è stata presa la deliberazione di dare alla Casa
Gavia il nome del suo donatore: il Comm. Michelangelo Virgillito. Abbiamo tardato a darne
l'annuncio per diversi motivi. Era necessario innanzi tutto che l'opera fosse portata a
termine almeno nella sua struttura generale, onde fosse un monumento degno della
gènerosità del Benefattore. La Casa alpina "M. Virgillito" disporrà di una
cinquantina di letti. I servizi hanno avuto uno spazio e uno sviluppo, che raramente si
può trovare in costruzioni di alta montagna. A metri 2650 di altezza un impianto di
cucina capace di 100 coperti, l' acqua corrente in casa con una decina di lavabi, acqua
calda corrente ad ogni piano, come pure ogni piano una doccia con acqua calda. Per il
prossimo anno vi sarà l'impianto elettrico autonomo per l'illuminazione. La posizione
semplicemente stupenda. Le cime superano tutte i
Settembre
1950 Quest'anno
Settembre 1951
Aumentato il numero degli ospiti: raddoppiate le giornate di presenza. Maggior concorso
dei più giovani e perciò dei più entusiasti. Belle passeggiate. Tempo assai favorevole.
Caratteristica del 1951: un cuoco eccezionale! Più assidue le pratiche di pietà:
Settembre 1952 Il numero è assai cresciuto. E cresciuto è anche lo spirito di disciplina: il che nei giovani dai quattordici ai vent'anni è proprio una vera conquista. Speriamo sia duratura. L'organizzazione della Casa è migliorata anche quest'anno. I Superiori hanno avuto il conforto di vedere che si fa strada nei giovani la convinzione della ubbidienza e la comprensione della grave responsabilità dei Superiori di fronte ai genitori nel portarli in posti stupendi, ma anche pericolosi. Oltre all'attrezzatura, quest'anno si sono avute novità nelle passeggiate: sia per la loro organizzazione, sia per le nuove mete. Vi immaginate; cari Benefattori i nostri giovinetti, fare colazione (una ventina) su un ghiacciaio con tanto di scodelle e brodo caldo? Ve li immaginate tutti pettoruti esercitarsi a valicare certi crepacci da far inorridire... almeno le mamme? Da quest'anno oltre il Direttore della Casa fu presente un altro sacerdote nella qualità di Assistente spirituale. I benefici non sono mancati. Così continueremo nei prossimi anni. Un grazie a Don Ubaldo Valentini, ormai vecchio amico del Patronato. Nessuna malattia, nessun incidente, nonostante le circostanze le più impreviste e le più pericolose. Prima di chiudere la Casa la neve ha voluto completare il programma con una nevicata eccezionale (40 cm.). Non mancavano che gli sci! Ed infatti fu questo l'ultimo dei divertimenti in quel paradiso, che ha estasiato tutti i giovani ospiti fortunati dell'ultima settimana. Una liete vacanza, che è un impegno di generosità per tutta l'attività dell'anno scolastico. Il Signore ci tenga sempre sotto la sua protezione: i ricordi più belli li porteremo di lassù.
11 Settembre 1954 Si chiude la Casa del Gavia. Nemmeno il più piccolo incidente o indisposizione (se si fa l'eccezione benigna per qualche indigestione... colpa dell'aria troppo fine!) ha turbato la serenità della Casa. La protezione del Signore è evidente, quando si pensi che la Casa è a 2650 metri e che le passeggiate si svolgono su montagne o su ghiacciai che impongono attenzione e prudenza anche alle persone più competenti. Giovani la protezione del Signore bisogna meritarla sempre coll'ubbidienza ai Superiori, la preghiera e con l'amore per il vostro Patronato!
31 Agosto 1956 S. Ecc. Mons. Giovanni Battista Montini, Arcivescovo di Milano, visita la Casa del Patronato S. Antonio al Passo di Gavia. Per i posteri registriamo la cronaca della giornata. Nel pomeriggio, mentre i giovani si apprestavano a scendere a Pontedilegno per invitare Mons. Montini, fermatosi ivi un giorno, a salire al Passo per visitare la loro casa, ecco Monsignore arrivare con il suo segretario, Don Macchi, e con Mons. Pignedoli, proprio alla soglia, fra lo sbalordimento dei pochi giovani presenti e del Direttore accorso alla chiamata dei giovani. Visitò la Casa, che era tutta... in disarmo, in preparazione della chiusura della stagione. Accettò e volle assaggiare la "specialità" della casa: il liquore Gavia! Benevolmente acconsentì di posare per un gruppo fotografico e per una ripresa ... cinematografica, da proiettare per i rimasti a Milano. Si godette alcuni minuti dello spettacolo magnifico di un gregge, fermatosi proprio attorno alla Casa e, salutati i nostri giovani che erano rimasti ammutoliti, partiva per Milano. Il cronista del Gavia alla sera riempì pagine e pagine di diario!

Mons.
Montini, Mons. Pignedoli e Don Macchi con gli ospiti della Casa
14 Luglio 1958 Anche la Casa di alta montagna, al Passo di Gavia{2652 mt.), riprende la sua vita. Quest'anno c'è un insolito fervore: c'è da preparare la inaugurazione della nuova sistemazione. ' Quindi quaranta giovani, il primo scaglione, dimostra subito uno spirito di adattamento encomiabile. Adattarsi a vivere con la Casa messa a soqquadro dai muratori, falegnami, imbianchini occorre possedere un affetto, pari all'aspettativa di una festa tanto desiderata, attesa e preparata. E il Signore premia tanto ardore con una vacanza bella davvero.
14 Settembre 1958 LA CASA D'ALTA MONTAGNA "MICHELANGELO VIRGILLITO" AL PASSO DI GAVIA (M. 2652) FELICEMENTE INAUGURATA E BENEDETTA.
Preparata così, con tanto entusiasmo, non
poteva che riuscire una giornata indimenticabile! Il Signore poi ci volle regalare una
magnifica giornata di sole e di colore. Ben trecento persone, tutte "motorizzate
", si diedero convegno in una gara commovente di ansiosa attesa ed incontenibile
entusiasmo. Mons. Montini, spiacentissimo di non poter venire, come in precedenza aveva
desiderato, delegò Mons. Andrea Ghetti a rappresentarlo consegnandogli una lettera. Il
Sindaco di Pontedilegno, che aveva tanto volentieri assicurato il suo intervento, fu
costretto a mandare il vice-sindaco geom. Bulferi. Il Comm. Virgillito, che aveva
assicurato il suo intervento entusiasta, fu fermato a Milano da indisposizione. Non si
poteva però procrastinare oltre la data della inaugurazione; la stagione era già troppo
inoltrata, ed un cambiamento delle condizioni meterologiche avrebbe potuto compromettere
seriamente ogni cosa. Infatti pochi giorni dopo, si ebbe brutto tempo! Una carovana di
macchine e di motociclette arrivò da Milano nelle primissime ore del mattino. La Casa
nella sua nuova veste, ancora intatta, appariva agli sguardi attoniti, circondata da una
catena superba di cime e di ghiacciai, in tutto il fulgore smagliante della sua bellezza e
dei suoi colori. Su ogni finestra fiori: fiori bellissimi, che nessuno si sarebbe sognato
a quell' altezza. Giunse Mons. Ghetti, rappresentante dell' Arcivescovo, col rev.mo Don
Antonioli, parroco di Pontedilegno. Una brezza fin troppo fresca, molto utile a tenere il
cielo terso e smagliante, consigliò la celebrazione della S. Messa al chiuso. I giovani
della Casa in pochi minuti provvidero a trasformare la chiesetta di S. Matteo per renderla
adatta per la cerimonia. Mons. Ghetti celebrò
Al
molto Rev. do Don Eugenio Bussa,
che
dopo lO anni di iniziale e felice funzionamento, ufficialmente inaugura la Casa alpina al
Passo di Gavia, del Patronato S. Antonio di Milano, il mio saluto e la mia benedizione,
che di cuore estendo ai Benefattori, al Promotore, agli amici del Patronato, e
specialmente ai cari giovani, che vi fanno parte e che sono e saranno ospiti del bello e
provvisto edificio, affinchè, dal soggiorno alpino, traggano conforto fisico e
spirituale, e sopra l'opera geniale e benefica
aleggi
sempre vigile e materna, la protezione di Maria Santissima.

21 Settembre 1958 Una seconda spedizione di persone, desiderosa di vedere le "meraviglie' della nostra Casa del Gavia, inaugurata la domenica precedente, salì fin lassù. Ne sono entusiaste e nonostante la nebbia fittissima (mai visto nulla di simile al Gavia) ci sarà chi vorrà scrivere per ringraziare ed esprimere la propria ammirazione.
8
Giugno 1960 Il Giro d'Italia transita al Passo di Gavia.

8 Luglio 1960 Si apre la Casa d'alta montagna al Passo di Gavia. La Casa è al completo e l'entusiamo, specie delle "reclute" è alle stelle. La stagione, quest'anno, ci ha riservato niente altro che freddo, nebbia, e neve! Ma il brutto tempo non è bastato a mortificare gli entusiasmi dei giovanissimi nostri alpini. C'è da domandarsi cosa avrebbero fatto se avessero avuto la fortuna di un tempo migliore. In compenso furono attuate importanti iniziative interne con un risultato consolante e promettente. I nostri cari giovanetti non dimenticheranno tanto facilmente le lunghe "chiaccherate" di Don Eugenio dopo le quali traspariva la gioia di aver trasformato la vacanza in un vero riposo spirituale!
23
Luglio 1960 Avvenimenti straordinari alla Casa del Gavia! Tutte le Autorità del
Giro ciclistico d'Italia ritornano lassù per una cerimonia di ringraziamento. Mons.
Pirovano, vescovo missionario, il Senatore Donati, gli organizzatori del Giro Ambrosini e
Torriani, Bartali, il campionissimo, Compagnoni, l'eroe del K2, i sindaci di Pontedilegno
e di Valfurva, uno stuolo di altre Autorità e giornalisti si danno convegno alla nostra
Casa. Don Eugenio dà a tutti il benvenuto e numerosi discorsi precedono la visita alla
Casa. Sorpresa e stupore! Ammirazione e congratulazioni sincere sono
11 Aprile 1961 I contrabbandieri hanno fatto un regalo alla nostra Casa d'alta montagne sfondata una finestra hanno lasciato sottopra la Casa, forse per il dispetto di non aver trovato nulla da asportare! E così Don Eugenio con un gruppo di coraggiosi salgono fin lassù i condizioni da ... K2. La Provvidenza ci ha messo evidentemente la sua mano, se tutto è andato bene.
12 Settembre1961 Si chiude la Casa d'alta montagna. I Superiori hanno un grande sospiro di sollievo! Non è il sacrificio che pesa, ma la gravissime responsabilità. Anche al Gavia, per la prima volta abbiamo visto dei vuoti! Pensiamo che per il Gavia la causa di codesti vuoti sia di natura diversa da quella su accennata per la colonia de mare! Qualche anziano dice che "hanno già conquistate tutte le vette di quell'arco alpino!" Superiori pensano invece che qualcuno preferisca conquistare... qualcosa d'altro!
16
Luglio 1962 Altra gravissima responsabilità: si apre
28
Agosto 1962 Don Eugenio, per "salvare l'onore del Gavia ", prima di
chiudere la Casa d'alta montagna e visto che i suoi giovani cominciano a preferire la
spiaggia, e relative "attrazioni" (!?!) con un cooperatore, un giovane ed un
ragazzo compie l'ascensione al Cevedale (metri 3800) nonostante la sua età, alquanto...
avanzata! Giovani cari, è un segno preoccupante vedervi preferire la spiaggia alla
montagna! Chi non capisce più le grandi lezioni della montagna comprenderà poco anche
quelle dello spirito. La disciplina, la vita dura, l'ardimento,la conquista delle vette
immacolate erano, un giorno non lontano, il vostro sogno! Volete dire ai vostri superiori
con schiettezza qual è la vera ragione di un così radicale mutamento di "gusti
"?
15
Luglio 1963 Un grave incidente turba la tranquilla e rumorosa vita della nostra
Casa del Gavia. Un giovane ospite, alle prime armi con la montagna, alla prima
passeggiata, rotola su una morena e si ferisce seriamente. Nello stesso giorno altre due
comitive avevano spiccato il volo, data la splendida giornata. Don Eugenio, tornato con i
più piccoli alla Casa, apprende la notizia portata da due ardimentosi, riparte
immediatamente per raggiungere ( preceduto da quattro giovani, partiti al primo allarme)
l'infortunato e il gruppo dei compagni. Dopo la medicazione e l'apprestamento del mezzo di
trasporto (una coperta, munita di dieci legacci ricavati con la corda di montagna!). Il
trasporto difficilissimo e l'oscurità sopravvenuta costrinsero al pernottamento a quasi
9 Ottobre 1965 Un gruppo di giovani sale alla Casa del Passo di Gavia. Deve riportare a Milano diverso materiale. Approfitta per staccare dalla croce del lago Bianco il Cristo (di legno in grandezza quasi naturale) per riportarlo a Milano. Ha bisogno di molte riparazioni. Sarebbe un peccato che si rovini definitivamente. È stato deciso di: calarlo dalla croce ogni fine stagione, per evitare che rimanga immerso nella neve per ben sette mesi; metterlo al riparo nella nostra Casa per rimetterlo al suo posto all' aprirsi della stagione. È troppo caro agli amatori delle bellezze del Gavia e troppo necessario per foto ricordo (a migliaia o a milioni?). E un ricordo che può far sempre bene!
16 Luglio 1967 Parte il primo scaglione dei nostri giovanetti e giovanotti per la Casa d'alta montagna. Siamo in forte ritardo: due settimane di vacanza perse dai nostri ragazzi. E anche qui la colpa è ... dello Stato, che dopo averci aumentato le tasse anche sulla Casa di montagna, in compenso non sgombra la neve che interrompe la strada! E questo dura da tre o quattro anni, da quando la strada da provinciale divenne ... statale! Così abbiamo da qualche anno il grave problema del ritardo dell' apertura e relative conseguenze. E se dovessimo dire che ci siamo offerti a nostre spese e con le nostre braccia a togliere le poche "lingue" di neve, che, nelle anse, tardano a sciogliersi, e l'A.N.A.S. ce lo ha proibito! I nostri Benefattori ci crederebbero? È la pura verità. E così, tra mille difficoltà, si tira avanti sperando in una comprensione maggiore di tanti sforzi.

26 Agosto 1967 Si iniziano i lavori alla nostra Casa d'alta montagna "M. Virgillito" compie nel 1968 il ventesimo anno di attività e perciò si prende l'occasione per apporre migliorie e per compiere lavori di restauro.
8 Settembre 1967 Si iniziano i lavori per l'impianto nuovo di riscaldamento alla Casa di montagna. Siamo a metri 2652 s.m.! L'avvenimento è di soddisfazione per i "giovani", ma lascia perplessi i "vecchi", che ha vissuto lassù i primi anni (anni eroici!) quando non si sentiva bisogno di riscaldamento. I Superiori diplomaticamente hanno sentenziato: "Bisogna camminare col... progresso!".
10
Maggio

5
Settembre 1970 Raduno di Ex-Allievi e famiglie nella nostra magnifica Casa del
Gavia. È la prima volta che soggiornano anche i famigliari. Due giornate indimenticabili.
5
agosto 1971 Sua Ecc. Mons. Ferraroni, Vescovo Ausiliare di Como, onora
4
Settembre 1971 Secondo raduno (ormai ci hanno pigliato gusto!) degli Ex-Allievi al
Gavia. Non si può dar loro torto: due giornate di libertà ... dalla moglie; due giornate
di sole e di aria pura; due giornate di tanta allegria, nostalgia ecc. Una robusta
giustificazione del loro secondo raduno era la preannunciata visita di Sua Eccellenza
Mons. Maggioni, Vescovo Vicario della Diocesi di Milano.
5 Luglio 1972 La neve ritarda la preparazione della nostra Casa d'alta montagna al Passo di Gavia: ma un gruppo di coraggiosi nostri giovanotti sale ugualmente lassù per predisporre il necessario all'apertura.
13 Luglio 1972 Il blocco della neve è spezzato: incominciano le prime scorrerie, le prime esperienze delle reclute e primi scherzi degli... anziani!
11 Giugno 1973 AI Passo di Gavia hanno iniziato i lavori di ampliamento della nostra Casa d'alta montagna "M Virgillito ", in occasione del 25° annuale anniversario della sua fondazione. Cinque lustri di attività entusiasmante. Scopo dell'ampliamento: dare maggiore capienza all'aumentato numero degli ospiti; maggiore comfort alle aumentate esigenze degli l'tessi, ma soprattutto iniziare un'altra attività di bene: l'assistenza alle ragazze che, dopo l'esproprio del loro Oratorio Femminile, nel nostro rione (l'Isola Garibaldi) sono rimaste completamente abbandonate. I lavori partono con lo slancio e col coraggio che le difficoltà esigono: lontananza da ogni fonte di rifornimento, altezza sul livello del mare (mt. 2652!). Condizioni metereologiche talvolta proibitive, mezzi finanziari troppo scarsi. La bontà della causa merita decisioni... eroiche!, quindi si rimboccano le maniche e ... all'opera!

3 Settembre 1973 Alla chetichella un gruppo di ragazze sale con Don Eugenio al Gavia: u decina. Si fermeranno pochi giorni: i ragazzi (i loro ... fratelli, come li chiama Don Eugeni se ne sono andati! Sono venute a vedere, a controllare di persona se veramente la nuo costruzione è onnai una realtà, come tanto se ne parla a Milano. Prendono possesso de] Casa, ne respirano l'atmosfera di famiglia, fanno qualche scorribanda sui ghiacciai soprattutto ... fanno fotografie. Che succederà la prossima estate quando la Casa sarà aperta anche per le ... "Sorelle "?
13
Ottobre 1973 La neve blocca
25
Ottobre 1973 Con una campagnola opportunamente attrezzata Don Eugenio, con un
gruppo di ardimentosi e un falegname, sale al Gavia. La strada di
24 Agosto 1974 Partono i giovani dal Gavia: devono lasciare il posto alle ragazze (Don Eugenio le chiama le... sorelle) che saliranno per la prima volta anche loro lassù. Infatti al...
27 Settembre 1974 Si fugge: la neve minaccia di bloccarci. Chiusura precipitosa della Casa.
30
Settembre 1974 Partenza, prima della levata del sole da Milano - ore
20 Settembre 1975 Chiusura anche della casa del Gavia. Ben 150 giovani ('fratelli" e "sorelle ") sono st,!!i protagonisti di una estate meravigliosa! Quali saranno i frutti di tanta gioia e fervore. Don Eugenio aspetta ...!
24 agosto 1976 Arriva il primo scaglione di ragazze! Decisamente il tempo era favorevole ai ragazzi! Si batterà il record: dieci giorni di acqua! Chiuse in Casa, a metri 2652, cosa possono combinare più di trenta ragazze (arriveranno poi a 52!) dell'età dai 13 ai 16 anni? A salvare la situazione provvederà la fantasia delle più vivaci, la perizia della cuoca, la pazienza dei cooperatori in aiuto a Don Eugenio, che dichiarerà, in seguito, di avere fatto la penitenza dei peccati, che non... aveva mai commesso.
16
Settembre 1976 Cose mai viste al Passo di Gavia! Ore 6,10: tutto il cielo è
coperto. Ore 6,50: nubi d'oro per i riflessi del sole, che sta per nascere. Ore 8:
tormenta, nell' oscurità più fitta: Lo spettacolo è impressionante. Don Eugenio teme il
peggio: decide lo sgombero dalla Casa di tutte le ragazze. "Meglio scendere a Milano
due giorni prima della chiusura, che farci prelevare dagli... elicotteri ". Ore 9:
parte, in cerca di aiuto, il nostro Volkswagen: dopo un solo chilometro è bloccato. Due
dei giovani di servizio, sotto la tormenta fanno

Il 16 Settembre 1976 Don Eugenio, inconsapevole
scendeva per l'ultima volta dal Gavia.
Il 29 Gennaio 1977 1a voce del Signore sussurrò
all'orecchio di Don Eugenio:
"Hodie
mecum", eris i Paradiso".
E Don Eugenio, come sempre obbedendo al Signore che per tutta una vita aveva amato, onorato, servito e testimoniato fino alla consumazione fisica salito in alto, molti più in alto d Gavia.

1977 Perché gli ospiti futuri ricordino l'ideatore e l'instancabile realizzatore della Casa, al Patronato S. Antonio viene deciso di reintitolarla al nome di Don Eugenio Bussa.
6 Settembre 1977 Anche quest'anno una trentina di handicappati, guidati dal Prof. U. Dell' Acqua, buon amico del Patronato, fanno visita alla nostra Casa di alta montagna. Fra canti e giochi si rinnovano le proposte, le promesse e ci si lascia tutti con una cordialità mai provata.
UN INCONTRO CON I
RAGAZZI HANDICAPPATI: UNA GIORNATA GAVIA DA NON DIMENTICARE
Quando li abbiamo visti arrivare la prima impressione è stata di un certo imbarazzo, un timore quasi, quel timore che chissà perchè prende sempre un po' quando ci si trova a contatto con persone che soffrono per qualche menomazione. Ma appena li abbiamo visti scendere dal pullmino e venirci incontro con la loro andatura un po' goffa, ma col sorriso sulle labbra, aperto, accattivante, disponibile e allo stesso tempo pieno di speranza, ogni timidezza, ogni indugio è caduto, ed è stato bello trovarci. Credo che nel cuore di ognuna di noi l'esperienza vissuta, in quel pomeriggio, in quelle poche ore, resti viva per lungo tempo. Abbiamo scherzato, cantato, giocato e riso tutti insieme; forse è stato l'ambiente ad unirci, la montagna riesce a fare anche di questi miracoli, ma c'era anche qualcosa di più: un desiderio di donazione reciproca, un senso di solidarietà e di amore che si è acceso quasi per incanto ed è arso vivo in quelle ore di allegria e di tristezza insieme, riscaldando i cuori di noi tutti. Ci hanno molto colpito i giovani accompagnatori di quei ragazzi, con il loro entusiasmo, la loro attenzione vigile eppure rispettosa, la delicatezza con cui sono riusciti ad unirci, sani e malati, su un unico piano, quello dell' amicizia e della simpatia. Quando sono andati via in molti di noi è sorto spontaneo il desiderio di incontrarci ancora, di andare noi da loro a ricambiare la visita, ma Don Sandro ci ha sconsigliato; è stato giusto cosi, forse un altro incontro non sarebbe stato altrettanto bello e spontaneo, forse quei ragazzi avrebbero pensato che era per pietà che tornavamo a cercarli. Oggi ripensando a quell'incontro, sappiamo con certezza che anche noi abbiamo ricevuto una cosa grande da loro, una .lezione di vita, la prova che stare insieme non significa solo incontrarsi ma soprattutto donarsi con disinteresse e con amore.
7
Ottobre 1977 Ci giunge comunicazione telefonica da pontedilegno che
8 Ottobre 1977 Sopralluogo al Gavia: si fa l'inventario dei danni e del materiale... asportato, che dovrà essere riacquistato per poter riaprire la Casa.
24 Giugno 1978 Si segnala il primo viaggio di stagione al Gavia da parte di Don Sandro e di sette giovani volonterosi, viaggio veramente avventuroso per la troppa neve che ancora blocca la già impervia strada e che a due chilometri dalla Casa, si deve interrompere. Vista la situazione si incomincia a dubitare di mantenere la promessa di iniziare l'attività della Casa del Gavia per i primi giorni di Luglio.
5 Luglio 1978 Dal Gavia giunge la notizia di una nuova abbondante nevicata. Scoraggiamento e fatica si insinuano nei coraggiosi che, sotto la guida rude ma sicura di Don Ambrogio, lavorano per tentare di aprire la Casa; Don Sandro teme per un momento di dover rinunciare al Gavia. Ma la tenacia è il nostro mestiere!
16 Luglio 1978 Finalmente si parte per il Gavia con il primo gruppo. Per la cronaca dobbiamo dire che anche nel lontano 1962, il maltempo ci aveva costretti ad iniziare stagione il 16 luglio, riusciamo così ad eguagliare un "record negativo". Il sole e l'entusiasmo generale fanno dimenticare le tante fatiche dei giorni scorsi, I nell'animo di chi le ha compiute rimarranno esperienza di conquista e stimolo a l arrendersi troppo facilmente dinnanzi a qualsiasi ostacolo.
10
Agosto
10
Settembre 1978 Giornata memorabile al Gavia per i festeggiamenti a ricordo del
30° anno di vita. Non ci dilunghiamo nei particolari perché si è già parlato a lungo
sull'avvenimento nel bollettino dello scorso trimestre Ma come potremo dimenticare tanto
facilmente un così numeroso convegno ( circa 350) alla bella altezza di

28 Luglio 1979 Il periodo delle reclute si chiude con la partenza per Milano dei giovanissimi, alpinisti! Sono in arrivo i "veci", quelli che la vacanza la sognano tutto l'anno! Quelli delle grandi ascensioni! Il loro programma contempla: Punta Vioz, Gran Zebrù, Presanella, Cima Cadini e "dulcii in fundo"... il Bernina. Ma al di sopra dei primati e delle cime c'è sempre una gran voglia di vivere il Gavia come meravigliosa esperienza e come un privilegiato luogo di incontro con il Superiore.
20 agosto 1979 Il Gavia accoglie le sorelle ormai innamorate di questa magica Casa d'alta montagna. Contemplano la "brigata" il caro Don Peppino Conci e un gruppo di tecnici che dovranno sistemare definitivamente le opere murarie per il nuovo gruppo elettrogeno.
9 settembre 1979 Le ragazze rientrano dal Gavia con incontenibile soddisfazione; anche per la serie ininterrotta di belle giornate che hanno permesso ascensioni alle vette tra cui il S. Matteo e il Cevedale. Per tutto il periodo ogni mattina incontro in Cappella, seguito da un pensiero spirituale formativo la cui eco speriamo possa manifestarsi nel secondo anno di Oratorio femminile.
29
Agosto 1980 Dal 25 al 29 Agosto il nostro Arcivescovo Carlo Maria Martini si
trova, per un corso di esercizi spirituali a sacerdoti assistenti dell' Azione Cattolica,
a S. Caterina Valfurva. È così vicino al Gavia: perché non invitarlo? Detto ... fatto!
E il Vescovo accetta: sarà al Gavia il giorno 29 alle ore 15. Con una confusione
paragonabile a quella delle api nell'alveare, tutti si danno da fare per mettere in ordine
la Casa, per renderla "come sposa adorna dei suoi gioielli". Un applauso festoso
accoglie il Vescovo mentre, arrivato davanti la Casa, scende dalla macchina; poi un
silenzio meravigliato e contenuto; mentre Carlo Maria stringe la mano uno per uno .a tutti
i presenti, come uno qualunque dei tanti alpinisti che in montagna sente l'universale
fraternità che abolisce le distanze e rende solidali. Mentre si avvia dentro la casa
ricorda che lui vide, già nel
Successivamente al 1980
nessun cronista ha compilato il diario di "Salviamo la Gioventù
Terminiamo questo capitolo
con lo scritto, pubblicato nel 1980, di un Ex-Allievo anonimo.
QUANDO ARRIVI AL GAVIA, SEI QUASI IN PARADISO
Al Gavia c'ero stato solo un paio di volte: la prima (con l'indimenticabile Don Eugenio) ero troppo piccolo per potermelo ricordare; la seconda volta fu due anni fa, ma vi rimasi solo mezza giornata, troppo poco per assimilare qualcosa! Finalmente quest'anno, la mia permanenza si è protratta per due settimane, ed è appunto queste due settimane che ho vissuto nello "spirito del Gavia "; lassù tutti i rancori e antipatie che esistono a Milano vengono cancellate: si vive in allegria, ci si trova tutti amici! Non c'è niente di più bello che conquistare una vetta tutti insieme in cordata, uniti nel corpo nello spirito, oppure del dar da bere dalla propri borraccia a quell'amico che ha sete.
Al Gavia si impara ad apprezzare il lavoro degli altri, ed è appunto per questo che lavora non costa più fatica: quello che fai serve a te ma anche a tutti gli altri, e così ti senti utile, apprezzato.
Anche la sera, dopo le fatiche della giornata, io godevo tantissimo nello stare in cucina vecchia, seduto accanto al fuoco della stufa, parlando con i miei amici della giornata trascorsa. Poi, prima di andare a letto, c'era una mezz'ora di raccoglimento nella quale esaminavamo, azione dopo azione, la giornata che stava per terminare, cercando di trovare gli errori commessi per correggerli.
La vacanza trascorsa al Gavia è stata diversa dalle altre, perché mi ha in parte modificato: mi ha fatto capire la bellezza della vita comunitaria e mi ha fatto apprezzare l'importanza alcuni valori umani riscoperti lassù, tra le cime proiettate armoniosamente verso il paradiso!
Una realtà che non poteva mancare nella
struttura dell'Oratorio S. Antonio. Nel 1937 Don Eugenio sorprendeva tutto il rione
Garibaldi prendendo una decisione, unica allora, nel suo stile di vita personale: "avrebbe
fatto qualche giorno di vacanza ", lasciando l'Oratorio in mano ai chierici di
allora che rispondevano al nome di Dario Camporelli e Carlo Negri; la Messa domenicale
l'avrebbe detta Don Testa o Don Ubaldo. Ma non solo! Quattro ragazzi attorno ai dodici
anni lo avrebbero seguito: il sottoscritto, Polerani, Panigati, e Amedei; poi si aggiunse
Angelo Pensieri. Destinazione Trona: una casa rifugio con qualche stanzetta dove potevano
dormire, su brandine, 7-8 ragazzi, una mansarda dove potevano sistemarsi (per terra) una
ventina di ragazzi, una cappelletta, fuori casa in una casamatta cimelio di guerra, un
servizio toilette con acqua corrente_mineralizzata perché consisteva in una cascatella
d'acqua a
"MA ORMAI L'IDEA ERA NATA ":
l'Oratorio doveva avere anche una casa in montagna, di alta classe oltre che di notevole
altitudine, in grado di competere con i rifugi alpini esistenti. Ma dove? Undici anni dopo
(eravamo nel 1948) Don Eugenio mi metteva a parte di una scoperta dalle parti di
Pontedilegno - S. Caterina Valfurva di una casa abbandonata... Ma secondo lui promettente.
"Ora occorre qualche bravo architetto, qualche avveduto ingegnere e un attento
direttore dei lavori per metterla in funzione. Vediamo un po' chi potrei trovare... Farò
tutto io" esclamò molto umilmente(!) E così fu. Doveva essere una casa alpina
attrezzata di tutto punto, confortevole, accogliente... Ma soprattutto "TUTTA ED
ESCLUSIVAMENTE PER L'ORATORIO MASCHILE E FEMMINILE" del futuro: una casa seria dalla
disciplina feroce perché "soltanto con l'ordine - giuramundo " ci
può essere allegria e benessere. Quando rivelò il luogo dove sarebbe nata la casa di
montagna per "eccellenza" apparve a tutti una specie di pazzia... Per la
difficoltà di costruire a quell'altezza un edificio del genere, con le attrezzature che
erano state pensate e in certi mesi dell'anno. Cominciarono i numerosi viaggi: Milano -
Gavia. Quando partiva la spedizione degli addetti alla costruzione della Casa del Gavia,
l'Oratori, era in stato di allerta: i mezzi motorizzati ostruivano il cortile, mancava la
fanfara per accompagnare l'uscita degli eroici costruttori e per i giorni di trasferta dei
tecnici carpentieri muratori, elettricisti, falegnami, idraulici, ecc. L'attesa era
ansiosa: manca tanto a finirla? Oltretutto giravano certe idee nelle teste di tutti che la
strada del Gavia fosse "diabolica ". La più terribile e la più
pericolosa dell'Italia; andare al Gavia d'inverno era come andare al Polo Nord; la strada
era stretta, senza ripari (i guard rail neppure esistevano), la nebbia toglieva L vista, i
burroni si susseguivano dopo ogni curva... Don Eugenio è un po' matto... Mah! Ma a
dispetto di ogni paura, la casa fu costruita. E le vacanze al Gavia erano le più
esaustive di ogni esigenza fisica e spirituale. Salire sul Pizzo Gaviaè stato proibito
per un po' di anni stante l'idea di Don Eugenio che non si doveva arrischiare la pelle per
certe emozioni di altezza. Ma Don Eugenio non
poteva essere sempre presente e certi temerari... hanno disubbidito compreso il
sottoscritto in un memorabile pomeriggio d'agosto in compagnia di un sacerdoti compagno di
ordinazione che ora è l'Arcivescovo di Torino, il Cardo Giovanni Saldarini, che ha
mandato il suo benedicente augurio per questo anniversario. Passeggiata di riguardo, il
nevaio verso il Gran Zebrù con l'immancabile granatina al nescafè (neve nel bicchiere,
una cucchiaiata di nescafé, un po' di zucchero, una mescolatina), ma certi coraggiosi
hanno fatto ben altro. Don Eugenio, imperterrito nel suo look clericale, obbligava Don
Saldarini a stratagemmi vari per tenere la veste e non morire di caldo; su la veste fino
alla cintura con casti pantaloni alla zuava, maniche rimboccate fino a